Prolasso dell’Utero e della Vescica: la Ginnastica Intima per la Debolezza del Pavimento Pelvico

“Spesso fatico a trattenere le fuoriuscite di pipì durante uno starnuto o una risata, devo correre in bagno di continuo, ma poi quando sono lì fatico a svuotare la vescica.”

“Mi sento continuamente un peso sotto l’addome, una pressione continua, quasi come se ci fosse un corpo estraneo.”

“Sento spesso fastidio e dolore durante i rapporti sessuali, non mi era mai successo.”

“Fatico a evacuare e ho continui problemi di stitichezza, anche se la mia alimentazione e le mie abitudini non sono cambiate.”

Coinvolge non solo le donne di una certa età. Riguarda anche quelle giovani, sempre con maggiore frequenza.

L’atonia pelvica, cioè la debolezza della pelvi, non solo è fonte di disagio. È anche l’anticamera di un disturbo più grave, la ptosi pelvica, cioè lo spostamento verso il basso di uno o più organi contenuti nel bacino.

Se la situazione si aggrava ulteriormente sfocia nel prolasso pelvico, vale a dire nella vera e propria fuoriuscita dell’organo stesso, o di una sua parte, dalla cavità che lo contiene.

In questo articolo ti spiego le cause, i sintomi, le tipologie di prolassi e le soluzioni normalmente proposte dalla medicina. Al termine ti illustrerò una terapia semplice ed efficace, la Ginnastica Intima, che può aiutarti a risolvere il problema prima che la chirurgia diventi l’unica strada percorribile.

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Prolassi: i disturbi della debolezza del pavimento pelvico

L’atonia pelvica può causare o favorire disturbi quali:

  • atonia vaginale;
  • prolasso pelvico: ossia il prolasso dell’utero, il prolasso della vescica e il prolasso dell’intestino;
  • incontinenza urinaria e nei casi gravi fecale (vedi articolo qui);
  • debolezza generale del bacino.

Ptosi e prolasso pelvico: la differenza

Quando la pelvi è debole due sono le situazioni che possono verificarsi:

  • la ptosi pelvica;
  • il prolasso pelvico.

La ptosi pelvica è lo spostamento verso il basso di uno o più organi del bacino. Si tratta di una discesa permanente e progressiva che nel tempo può sfociare nel prolasso pelvico.

Il prolasso pelvico invece è la vera e propria fuoriuscita dell’organo stesso, o di una sua parte, dalla cavità che lo contiene. In questo caso le strutture di sostegno degli organi addominali e pelvici, i legamenti e soprattutto i muscoli, cedono e non svolgono più la loro funzione efficacemente. L’assetto degli organi quindi si modifica, facendoli “cadere” verso il basso. 

Il prolasso dell’utero, della vescica e dell’intestino

Non solo nelle donne di una certa età, ma alcune volte anche in quelle giovani: la ptosi e il prolasso pelvico sono situazioni più frequenti di quello che si pensa.

Legamenti e muscoli: come una nave attraccata

I muscoli del pavimento pelvico, in condizioni normali, non fanno alcuna fatica a sostenere i visceri.

Gli organi, provvisti di legamenti che li stabilizzano senza creare tensione, sono allacciati alle pareti pelviche. Separati tra loro, ciascuno alla giusta distanza, compiono lievi movimenti sull’onda delle contrazioni e delle distensioni dei vari muscoli.

Per comprendere meglio prova a immaginare la tua pelvi in questo modo: l’utero e la vagina sono come una nave attraccata al molo. Sono fermi, ma fluttuano dolcemente. Puoi infatti sentire la vagina stringersi e allargarsi, puoi “risucchiarla” verso l’alto. Puoi sentire l’utero pulsare. Tutto grazie all’azione combinata della muscolatura che li sostiene.

Se i legamenti – per quanto forti e robusti – non avessero il sostegno dei muscoli, prima o poi tenderebbero a lacerarsi, incapaci di reggere da soli il peso degli organi.

Quando il pavimento pelvico è debole o danneggiato si verifica proprio questo: manca la base di appoggio. È come togliere l’acqua su cui galleggia la nave. Non può agganciarsi solo sulle corde di attracco.

Quali sono i problemi? Diversi, purtroppo.

La ptosi e il prolasso degli organi pelvici causano nella donna numerosi disturbi, spesso davvero sgradevoli. I problemi infatti interferiscono con il normale funzionamento degli organi, comprimendoli e congestionandoli.

Cosa si sente in caso di prolasso

Quando un organo prolassa, di solito si avverte. Si sente come un peso, uno spiacevole fastidio a livello della pelvi e soprattutto della vagina.

Si può provare notevole disagio anche quando si svolgono le più semplici attività quotidiane come fare una passeggiata, andare in bicicletta, stare a lungo in piedi. A fine giornata lo si avverte di più, perché la posizione eretta del corpo ha aggravato la situazione.

I sintomi della ptosi pelvica: quando il disturbo è agli inizi

Ptosi pelvica Ginnastica Intima Gymintima

Le manifestazioni che si presentano quando si verifica la ptosi pelvica sono:

  • pesantezza e compressione al basso-ventre;
  • dolori lombari, spesso confusi con lombalgie o sciatalgie;
  • bisogno frequente di urinare, durante il giorno ma anche di notte;
  • perdite di urina in seguito a sforzo, a una risata o a un colpo di tosse;
  • disturbi o dolore durante i rapporti sessuali;
  • assenza o diminuzione della sensibilità vaginale;
  • calo del desiderio;
  • disturbi della circolazione, varici, emorroidi, edemi;
  • infiammazioni dell’apparato genitale, leucorrea e perdite anomale, per esempio di sangue.

I sintomi del prolasso pelvico: quando il disturbo diventa grave

Le manifestazioni che si presentano quando si verifica il prolasso pelvico sono:

  • incontinenza urinaria;
  • fuoriuscita delle pareti vaginali o dell’utero dalla vagina;
  • disturbi della defecazione: se l’intestino terminale è coinvolto nell’abbassamento, può subentrare una difficoltà a evacuare. Oppure verificarsi una fuoriuscita involontaria di feci o gas intestinali.

I principali tipi di prolasso pelvico: un nome per ogni cedimento

Il prolasso pelvico può essere così definito:

  • isterocele: l’utero cede e discende nella vagina;
  • cistocele: la vescica cede e preme sulla vagina;
  • rettocele: il retto cede e spinge in avanti, premendo sulla vagina;
  • colpocele: la vagina scivola verso il basso trascinando con sé la vescica e il retto.

 

Quando la vagina diventa debole: l’atonia vaginale

La debolezza pelvica si riflette anche sulla vagina.

In che modo? Si percepisce meno tonica, più inerte.

Non bisogna dimenticare che la vagina è formata da tessuti muscolari: si può contrarre, distendere, chiudere. È quindi importante che questi tessuti siano tonici. Ma in alcune donne sono così lassi che, se hanno applicato un tampone interno, durante uno sforzo lo rigettano.

Una vagina priva di tono causa anche una minore sensibilità e quindi un minore piacere, sia per la donna sia per l’uomo. La Ginnastica Intima può aiutare molto anche in questo caso.

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Le cause del prolasso dell’utero e della debolezza del pavimento pelvico

L’atonia pelvica non nasce da sola, ci sono diverse cause. Lo stile di vita è tra le principali, ma non è l’unica.

Ecco come si può arrivare ad avere una pelvi poco tonica.

Troppo sedute: manca il movimento spontaneo

Se trascorri molte ore ferma e seduta i muscoli pelvici – come in generale i muscoli di tutto il corpo – si indeboliscono. La sedentarietà è quindi una delle cause principali della perdita di tono.

Il movimento muscolare fa parte della vita: il nostro corpo è strutturato per la mobilità, non per la stasi. Se potessimo vivere in modo più naturale, la ginnastica pelvica sarebbe superflua perché la tonificazione accadrebbe spontaneamente. Negli animali è molto raro riscontrare un insufficiente sviluppo dei muscoli della zona pelvica perché il continuo movimento è sufficiente a mantenerli allenati. Anche le nostre antenate mantenevano in efficienza i muscoli pelvici senza esercizi specifici perché erano abituate a muoversi molto e ad adottare posture che favorivano lo svolgimento delle funzioni pelviche.

Oggi però non possiamo più contare su questo allenamento spontaneo. Ci spostiamo velocemente, ma il corpo resta quasi del tutto fermo. Quando ci capita di usare “spontaneamente” i muscoli pelvici? Quasi mai.

Se la nostra struttura fisica è ancora quella delle donne primitive, l’efficienza di questa parte del corpo è molto inferiore.

Nella quotidianità i muscoli pelvici sono poco utilizzati. La posizione seduta, per esempio delle impiegate, blocca e irrigidisce il bacino, riducendo la sua naturale funzione. Anche la posizione in piedi, se mantenuta a lungo con poca varietà di movimenti, come accade per esempio alle commesse, riduce la vitalità pelvica. Un limitato utilizzo di questa parte del corpo ne modifica anche la forma: i fianchi diventano adiposi, i glutei flaccidi e l’addome prominente.

Troppo sedute

Gli sforzi eccessivi: fai attenzione

Trasportare pesi eccessivi, sollevare carichi molto pesanti. Ma anche sforzarsi con un’attività fisica troppo intensa. O soffrire di tosse cronica.

Ogni volta che il corpo compie uno sforzo che è “troppo” per le proprie capacità, i muscoli addominali si contraggono e premono sui visceri. Ciò provoca un aumento della pressione intra-addominale, cioè all’interno dell’addome, che si ripercuote sul pavimento pelvico.

Se è debole non può svolgere efficacemente la sua funzione di contenimento e sostegno. L’aumentata pressione interna aggrava inoltre una eventuale atonia pelvica di base: le fasce muscolari sono sottoposte a uno stress meccanico continuo e prolungato che, con il passare del tempo, tende a sfiancarle.

La stitichezza: quando l’intestino non funziona bene

La stitichezza cronica o protratta per lunghi periodi può causare atonia pelvica. La costipazione intestinale mantiene infatti costantemente elevata la pressione all’interno del bacino e grava sulle strutture di sostegno e contenimento pelviche, provocando nel tempo il loro cedimento.

Lo sforzo per evacuare accentua inoltre la compressione addominale.

Il sovrappeso: quando i chili sono troppi

Anche l’obesità è causa di atonia pelvica. Sulla pelvi grava infatti la maggior parte del peso del corpo.

Benché la struttura ossea di questa zona sia salda e robusta, la struttura muscolare e legamentosa è invece più delicata e può quindi cedere per un carico eccessivo da sostenere.

Partorire: la pelvi è molto impegnata

Il parto, specialmente se è stato difficile, è un fattore rilevante nella perdita di tono della muscolatura pelvica.

In realtà si tratta di una funzione naturale della fisiologia femminile. Dopotutto il corpo della donna è predisposto per far nascere figli e quindi non c’è motivo per cui un compito perfettamente naturale come questo lo debba compromettere. Ma una pelvi debole complica la situazione.

Se una buona tonicità pelvica facilita la gravidanza e il parto, un bacino poco abituato a muoversi affronta questi eventi con difficoltà. La scienza medica lo chiama “deficit perineale post partum”.

È importante considerare che durante il parto vaginale il pavimento pelvico è sottoposto a grandi forze di pressione e trazione. I muscoli sono iperdistesi, per permettere il passaggio della testa del bambino: si tendono in senso longitudinale e in senso laterale, fino al 200 per cento della lunghezza iniziale.

Se la struttura è tonica e forte, sopporta bene lo sforzo. Ma se è atonica, si indebolisce ulteriormente.

La situazione si complica quando si verifica una lacerazione traumatica del muscolo stesso, come può accadere in caso di parto difficile.

L’elasticità e la tonicità del pavimento pelvico possono ridursi anche in caso di episiotomia, la parziale incisione del perineo, praticata per ampliare l’apertura vaginale e facilitare la fuoriuscita del bambino.

Partorire: pelvi impegnata

Gli anni che passano: la pelvi si può indebolire

Il passare degli anni è una causa fisiologica della debolezza pelvica. Lo stesso, per quanto riguarda la menopausa: può presentarsi una perdita dell’elasticità dei tessuti.

La chirurgia: pelvi sotto sforzo

In caso di interventi chirurgici agli organi del bacino, la pelvi è esposta a una perdita di tono.

Un esempio è l’isterectomia, cioè l’asportazione dell’utero. Quando questo organo viene rimosso chirurgicamente spesso ci sono conseguenze sulle condizioni della pelvi. Una parte dei tessuti legamentosi viene infatti recisa e la struttura si indebolisce. Anche le cicatrici interne lasciate dall’intervento stesso possono causare atonia pelvica.

Se però il pavimento pelvico è forte ed elastico, fornisce ugualmente un buon sostegno agli organi, anche quando i legamenti di sospensione uterini non ci sono più.

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Risolvere con la chirurgia? Come interviene la medicina ufficiale

«Mia madre è stata operata. Anche mia zia e mia nonna. Così ho sempre pensato che a una certa età sarebbe toccato anche a me».

Molte donne considerano l’intervento chirurgico come un passo inevitabile, un destino a cui è impossibile sottrarsi.

Spesso, in caso di disturbi funzionali della pelvi, la medicina ufficiale dà poco spazio a interventi dolci e naturali: la scelta finale è chirurgica. In caso di prolasso uterino, per esempio, tante volte si interviene con l’isterectomia, cioè l’asportazione dell’utero.

Conviene l’intervento chirurgico? Gli svantaggi.

Le tecniche chirurgiche sono numerose e lo scopo è sempre lo stesso: supportare una struttura anatomica indebolita. L’intervento spesso non è però la soluzione migliore per i disturbi pelvici.

Ecco alcuni motivi fondamentali:

  • agisce sull’effetto e non sulla causa di questi problemi, cioè la debolezza dei muscoli pelvici;
  • provoca un’ulteriore perdita della forza muscolare pelvica, già carente;
  • ha un effetto limitato: il prolasso o l’incontinenza vengono eliminati al momento, però a distanza di tempo possono ripresentarsi in altra forma;
  • gli effetti negativi e i rischi dell’intervento chirurgico sono diversi: trombosi, infiammazione della ferita, cicatrici vaginali profonde che possono rendere dolorosi i rapporti sessuali, e altri ancora.

Quando la situazione è stata trascurata per anni e anni, senza intervenire con una terapia semplice ed efficace come la Ginnastica Intima, la chirurgia rimane però purtroppo l’unica risorsa. Anche se intervenendo prima poteva essere evitata.

Talvolta si afferma che la ginnastica pelvica non serve, perché non porta ai risultati sperati. Ma è necessario fare alcune precisazioni.

Innanzitutto la ginnastica pelvica che viene generalmente insegnata si compone solo di alcuni esercizi base, e non di un metodo completo come il metodo “Gymintima”. Inoltre le donne spesso eseguono le tecniche senza un programma adatto. Così si demotivano e non sono costanti, riducendo la probabilità di ottenere buoni risultati.

Gli interventi chirurgici dovrebbero quindi essere presi in esame solo quando ogni altra possibilità terapeutica è fallita, e venire abbinati alla ginnastica intima per evitare ulteriori danni. Purtroppo invece nella medicina ufficiale sono spesso considerati come le uniche soluzioni.

La ginnastica intima aiuta

La ginnastica intima può aiutarti con un approccio diverso

La realtà è che solo tu puoi aumentare la forza della tua muscolatura. E puoi farlo in un solo modo: con l’esercizio. Un’operazione chirurgica non potrà mai ridarti la forza.

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Con la Ginnastica Intima puoi intervenire con esercizi appositi. Nei casi non particolarmente gravi si ottengono buoni risultati irrobustendo la muscolatura pelvica. Se l’intervento è invece necessario, perché la situazione è stata troppo a lungo trascurata, gli esercizi sono fondamentali per una buona ripresa post-operatoria, evitando altre complicazioni future.

Prima dell’operazione chirurgica quindi con la Ginnastica Intima sei in grado di intervenire rafforzando e tonificando la muscolatura del bacino, per evitare che l’intervento avvenga su muscoli e tessuti indeboliti.

Dopo l’operazione chirurgica invece la Ginnastica Intima ti aiuta a mantenere sana la nuova situazione, evitando di incorrere in un ulteriore prolasso.

La Ginnastica Intima esercita inoltre un effetto psicologico importante per questa condizione femminile, difficile non solo dal punto di vista fisico ma anche emotivo.

Quando per esempio una donna riceve la diagnosi di prolasso uterino spesso reagisce con grande spavento per poi rassegnarsi tristemente a quel destino. Nel descrivere le sue sensazioni spesso afferma: «Sono vecchia», «Non sono più attraente per un uomo», «Sono logora», «Non funziono più». Alla diagnosi medica la donna aggiunge la diagnosi personale di un femminile invecchiato, senza più attrattive.

Poiché l’utero è simbolicamente collegato alla propria autoimmagine, al nucleo del proprio essere, una donna che soffre di prolasso si può sentire come se la sua femminilità le venisse portata via.

Come può aiutare la Ginnastica Intima? Gli esercizi favoriscono una percezione positiva del corpo, nonostante il problema: riportano l’area genitale a nuova vitalità e permettono di sentirsi ancora femminili.

La ginnastica intima per i prolassi e gli esercizi di Kegel

Diffusa in ambito medico con il termine “esercizi di Kegel”, spesso la ginnastica pelvica si basa sulle tecniche ideate da un ginecologo che negli anni 50 le propose alle sue pazienti con risultati eccellenti.

Ma la Ginnastica Intima – metodo Gymintima® da me ideato – è qualcosa di diverso, più completo: ha lo scopo di aiutarti attraverso una percezione intima di te stessa come donna.

È composta da sequenze piacevoli e stimolanti: oltre agli esercizi pelvici si eseguono contrazioni ritmiche della muscolatura del bacino, movimenti sinuosi e armonici con ondeggiamenti.

Per realizzare questo metodo ho selezionato solo gli esercizi più facili ed efficaci, per garantire un risultato nella piacevolezza. Oltre ad essere benefici per svariate patologie, sono davvero molto utili per contrastare i prolassi.

Impara da subito la ginnastica intima: gli esercizi per il benessere femminile

Come naturopata mi sono occupata approfonditamente degli esercizi per il benessere del pavimento pelvico femminile. Se vuoi sapere come può aiutarti la Ginnastica Intima e fare una autodiagnosi della tua situazione guarda questa serie di video gratuiti che ho preparato.

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